venerdì 13 gennaio 2017

Imboscati di tutta Italia unitevi! Pazzesco quanti sono i beneficiati della Legge 104

Alcuni italiani vivono nel Paese dei Balocchi, dove c’è panna per tutti sul gelato pagato da altri, non si lavora – ma si percepisce lo stipendio -, ci si lamenta dei servizi pubblici, ma si fa di tutto per ledere i diritti altrui.
L’ultima polemica – sollevata con merito da Repubblica, che ha titolato in prima pagina l’8 gennaio L’Italia degli imboscati – vede protagonisti i dipendenti pubblici che abusano della Legge 104 (approvata nel lontano 1992), che offre una serie di benefici ai disabili gravi e ai loro parenti (i veri danneggiati da questo andazzo).
In un Paese levantino come l’Italia dove non esiste il senso dello Stato, dove esiste il familismo amorale - disegnato lustri fa in modo formidabile da Edward Banfield (“Le basi morali di una società arretrata”, 1961), dopo un soggiorno in Basilicata – consentire a un lavoratore di prendere lo stipendio, senza che venga fornita una controprestazione, ha dell’incredibile. Se un soggetto ha un figlio disabile, occorre pagare l’assistenza. Non va fatta una compensazione, tramite un danno alla Pubblica Amministrazione, e quindi al cittadino che paga le tasse per avere in cambio un servizio decente. Gli abusi erano facilmente prevedibili. E infatti eccoci qua nel 2017 a partecipare all’ennesimo scandalo che dura lo spazio di un mattino.

A Milano – non a Caltanissetta – ben 482 vigili urbani su 3.080, uno su sei, hanno presentato al Comando della Polizia Locale un certificato medico che garantisce il “servizio condizionato”. Traduzione: si sta in ufficio al caldo, senza uscire a dirigere il traffico nelle giornate fredde di gennaio. Ha senso un rapporto tra agenti inabili e agenti sani di questa portata? E l’Ordine dei medici ha qualcosa da dire?
Marco Ruffolo suRepubblica scrive: “A Palermo sono tuttora circa 400 gli “inidonei temporanei” tra autisti che non possono guidare, netturbini che non possono spazzare le strade, giordinieri che diventano improvvisamente portieri”. Ha ragione Pietro Ichino: Gli abusi sono tutta colpag dei dirigenti che non vigilano”. Che dirigente sei se non dirigi e controlli, se non motivi adeguatamente i tuoi subordinati?

A Roma nel settore sanitario si vive che è una bellezza. E’ qui che si concentra la percentuale più alta degli esonerati da guardie, turni e contatti con i malati. Uno su sette, secondo la Ragioneria Generale dello Stato, è svincolato. Senza contare patologie, permessi e congedi parentali. Chi rimane a lavorare? I gonzi.
Al San Camillo di Roma, su 2.800 infermieri, sono ben 500 gli esonerati dal lavoro per il quale sono stati assunti. Poi i sindacati hanno il coraggio di parlare di “carenze di organico”. Facciamo lavorare chi c’è! Si invocano controlli, ma è come abbaiare alla luna. Attendiamo con ansia di sapere che anche gli “imboscati” prenderanno il premio al 100% per aver adempiuto con onore alle prestazioni previste dal contratto di lavoro. Il sottosegretario nel precedente governo Davide Faraone – con una figlia disabile – inveisce contro i “furbetti della 104”, ma sbaglia. Non si tratta di una “legge di grande civiltà, immaginata per garantire le tante persone che hanno bisogno”. Si tratta di un assist bello e buono per tutti coloro che gridano contro l’evasione e poi stanno a casa con la scusa di curare la “suocera non convivente”.
Aveva purtroppo ragione l’insigne giurista Arturo Carlo Jemolo, che alla fine della guerra capisce come il fascismo abbia lasciato nell’aria una “miseria morale” che “residua nell’acidità meschina”, di quelli che “vogliono vedere la tara, il sudicio, che avranno rancore ed avversione per le più alte figure”, senza guardare al loro comportamento. “Non è il Paese che sognavo”, scrisse mestamente Carlo Azeglio Ciampi, prima di andarsene all’altro mondo.

sabato 7 gennaio 2017

Mai un libro, un cinema, una mostra. Un italiano su 5 a completo digiuno di cultura. Votano anche loro.

L’Istituto nazionale di statistica – Istat – ha rilevato il 2016 un anno record (conteggiando quanto l’italiano spende in cultura, dati dal 1993 al 2016) per la partecipazione culturale. In ogni caso la quota destinata alla cultura rimane sotto il 7%. Un po' poco.
Inoltre, ciò che deve preoccupare è uno zoccolo duro di italiani, il 18,6% della popolazione, che l’anno scorso non ha mai aperto un giornale, un libro, non è mai andato al cinema o a teatro. Neanche a ballare o allo stadio. Votano tutti, anche coloro che non aprono mai un libro nella loro vita (che tristezza, non sanno cosa si perdono!).
Quanti sono gli italiani che non riescono a comprendere un testo di media difficoltà? Milioni, secondo il compianto Tullio De Mauro, serio e attento studioso del fenomeno dell’analfabetismo di ritorno.
Viviamo nell’epoca dei sedicenti maestri che non hanno studiato un tubo. Siamo circondati da persone che pontificano senza sapere alcunché. “Siamo in penosa recessione sociale”, scrive Michele Serra su Repubblica, e “in affannoso ritorno alle credulità di ogni ordine e grado”.

Umberto Eco, gigante del sapere


Sulla rete l’ignoranza impazza. Del resto Umberto Eco diceva : “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività”.

Buon Anno a tutti i miei lettori.