lunedì 25 marzo 2013

Parola di Governatore - Il meglio di Paolo Baffi, Governatore integerrimo


Ebbene sì, dopo tanto tempo, studi "matti e disperatissimi", ricerche di archivio, confronto con i più grandi studiosi italiani, è in libreria - lo potete trovare alla Libreria Hoepli - il volume di Paolo Baffi, Parola di Governatore, curato da Sandro Gerbi e Beniamino A. Piccone, Nino Aragno Editore.

Paolo Baffi (1911-1989), Governatore della Banca d’Italia dal ’75 al ’79, è stato una figura di spicco nella storia economica del Paese e, allo stesso tempo, una delle tante vittime ‘eccellenti’ del nostro secondo Novecento.

Il libro vuole documentare entrambi questi aspetti della sua biografia. Nella prima sezione, infatti, si possono leggere le sue quattro Considerazioni finali; nella seconda, il suo diario del 1978-81 (Cronaca breve di una vicenda giudiziaria), pubblicato integralmente per la prima volta nel 1990.

Come scrisse uno dei suoi ‘allievi’ prediletti, Tommaso Padoa-Schioppa, il governatorato di Baffi «si svolse in anni che sono tra i più duri e più disgraziati nella storia della Repubblica italiana. Furono anni segnati dall’inflazione, dallo shock petrolifero, da un’indicizzazione forsennata dei redditi, dal dominio di idee balorde (il salario variabile indipendente, l’indicizzazione come antidoto all’inflazione, la parità salariale Nord-Sud imposta dall’alto, e via dicendo), da un’ennesima abdicazione di responsabilità delle nostre classi dirigenti, da tardive riforme sociali mal progettate e ignare delle effettive risorse del Paese. Furono gli anni terribili del terrorismo, di delitti oscuri, della messa a morte di Aldo Moro».

L'attualità del pensiero di Paolo Baffi è sconvolgente. Se riprendiamo il suo intervento all'Accademia dei Lincei nel marzo del 1974, leggiamo che ogni volta che il settore pubblico si indebita non per effettuare investimenti, ma per effettuare spesa corrente, "tradisce l'intenzione di risparmio delle famiglie".
E siamo ancora qui quarant'anni dopo a insistere per la mancata azioni incisiva sulle spese correnti, che salgono sempre e sui tagli sbagliati agli investimenti.

E' per questo motivo, che Baffi - molto sensibile alla sorte avversa (il padre tornò da emigrante dall'Argentina "per difetto di fortuna") dei risparmiatori falcidiati dall'inflazione, si impegnò per la creazione di un nuovo titolo indicizzato, il Certificato di Credito del Tesoro, alias CCT, ancora attualissimo.

Il prof. Masciandaro ha definito con saggezza Paolo Baffi il Governatore della Vigilanza. E vediamo dalle ultime vicende del Monte dei Paschi quanto la lezione di Baffi di una Vigilanza attenta, severa, che non guarda in faccia a nessuno sia all'ordine del giorno.
In una lettera a Masciandaro del 2 giugno 1988, Baffi scrive: "La presenza di operatori disonesti impegnò in quel tempo le energie della Banca sul fronte della Vigilanza; è in ragione di quel serio e forse temerario impegno che chi Le scrive e il suo maggiore collaboratore [Mario Sarcinelli] nel campo indicato furono fatti cadere".

Nell'introduzione, ho cercato di concentrarmi sul Baffi economista. Il timore di alcuni era di focalizzarsi eccessivamente sulle vicende giudiziarie, che hanno visto la Banca d'Italia vittima di un attacco politico giudiziario, culminato il 24 marzo 1979 con l'arresto di Mario Sarcinelli e l'incriminazione del Governatore Baffi.

Marco Vitale ha scritto: "Quando Beniamino Andrea Piccone mi parlò del progetto di questo libro, raccomandai di non restringere la storia alla vicenda giudiziaria, sacrificando la figura di Baffi, grande economista ed operatore economico. Basta pensare ai 12 anni decisivi per la ricostruzione dal 1944 al 1956 nei quali Baffi diresse l’ufficio studi di Banca d’Italia. Ed i quindici anni di fuoco dal 1960 al 1975, nei quali Baffi resse la Direzione Generale della Banca.

Il pericolo che temevo non si è concretizzato. Pur costretto al periodo del governatorato 1975-79, il libro ci offre un profilo di Baffi completo e preciso".

Paolo Baffi
Come scrisse Luigi Spaventa, fu troppo onesto per piacere ai politici: "A maestro di vita lo hanno promosso la sua opera in vita, l'insegnamento che ha dato in parole e in azioni, i suoi scritti, il suo dubitare laico e la sua laica tolleranza".   Chi vuole, può passare a salutarmi in ufficio. Gli farò una dedica personale.  

Caro Paolo Baffi, siamo ormai in tanti a rimembrarti. I maestri non muoiono mai. Sono sempre con noi.

La terra ti sia lieve.

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