lunedì 25 luglio 2016

Un libro per l'estate dello storico Sandro Gerbi: "I Cosattini, una famiglia antifascista di Udine"

L'Italia è divisa in due: chi legge, e chi non legge. Chi legge è più felice, bien sur, ma ancora più lieto è il lettore forte, colui che legge più di un libro al mese. Per tutti, comunque, ci sentiamo di consigliare un libro per l'estate: "I Cosattini. Una famiglia antifascista di Udine" (Hoepli editore, 2016), scritto da Sandro Gerbi, storico di vaglia.
Mentre nel Belpaese circolano sedicenti storici, che interpretano molto mentre frequentano poco gli archivi, Gerbi inizia un lavoro partendo dal basso, dalle fonti, senza le quali la storia non si fa. Già in passato Gerbi ci ha dato una lezione scrivendo - con un altro segugio d'archivio, Raffaele Liucci - un interessante biografia su Indro Montanelli (edito sempre da Hoepli), che svela quanto fosse fantasioso (anche nel raccontare) il giornalista di Fucecchio.
Non a caso, dopo i ringraziamenti di rito, Gerbi dedica una pagina intera alle fonti archivistiche.

"I Cosattini? Mai sentiti nominare. Questo il tipico commento di studiosi e amici quando raccontavo loro l'argomento del mio libro", così l'attacco di Gerbi, che ringraziamo per averci fatto conoscere un pezzo di storia italiana.

Il "capostipite", avvocato Cosattini, è stato per tre legislature (tra il 1919 e il 1926) un deputato socialista di spicco e, in seguito, primo sindaco di Udine dopo la Liberazione.

Gerbi ci porta subito dentro la Storia, 30 Maggio 1924: "Giacomo Matteotti ha appena finito il suo vibrante discorso, in cui ha contestato - per i brogli e le violenze squadristiche - la validità dell elezioni politiche del 6 aprile, vinte dai fascisti (...). Cosattini, che di Matteotti era amico e compagno (nel Partito socialista unitario) si congratula con lui per il coraggio e il vigore dimostrato in aula. Al che Matteotti risponde: "Ora preparatevi a fare la mia commemorazione". Un lucido presagio, visto che il 10 giugno sarebbe stato rapito in auto da sicari fascisti sul Lungotevere Arnaldo da Brescia e barbaramente trucidato".

Gerbi ci conduce per mano non solo nella biografia di Giovanni Cosattini, ma anche raccontandoci la storia di una famiglia - antifascista - lungo il corso di due generazioni. Dal micro scopriamo il macro, il "secolo breve", il fascismo, l'ostracismo della "meglio gioventù", la Resistenza

Mi ha colpito la vicenda di Luigi Cosattini (1913-1945), primogenito, una brillante carriera scolastica fino a conseguire l'abilitazione alla "libera docenza" in Diritto Civile" a Padova. Amico di Norberto Bobbio, giocò un ruolo nella Resistenza a Udine nelle file del Partito d'Azione. Deportato a Buchenwald, non fece più ritorno. Il 25 luglio 1943, dopo che il Gran Consiglio del Fascismo ha defenestrato Benito Mussolini, scrive ai genitori: "Chissà cosa ci si prepara: ma certo ora, in un momento, l'Italia è in piedi, è pronta a tutto, è fresca, è giovane. Può guardare serenamente al futuro. E, in sostanza, ha cancellato da sè la sua grande vergogna".
Sono proprio parole di verità quelle di Natalia Ginzburg: "Allora io avevo fede in un avvenire facile e lieto, ricco di desideri appagati, di esperienze e di comuni imprese. Ma era quello il tempo migliore della mia vita e solo adesso che che m'è sfuggito per sempre, solo adesso lo so".

Emma, la figlia minore di Giovanni Cosattini, sposò giovanissima Giovanni Enriques, manager all'Olivetti e imprenditore (la fece rinascere) alla casa editrice Zanichelli. Dopo la nascita di Federico e Lorenzo, Emma si ammalò di febbre tifoidea e morì a soli 25 anni.
Di Giovanni Enriques voglio ricordare un refrain valido quanto mai: "Sono gli uomini che fanno le cose". Diamoci da fare, bando alla pigrizia, andiamo alla Hoepli a comprare un volume che merita di essere letto.

lunedì 18 luglio 2016

Più leggi, più guadagni, ecco il risultato di un'interessante ricerca

Si legge sempre di meno. Distratti da Facebook, Whatsapp, Twitter e chat varie siamo in balia dei social media. Poco tempo rimane per leggere. E comunque per leggere - specialmente saggi - ci vuole anche tempo mentale, silenzio e disposizione d'animo.

Si avvicinano le vacanze. Speriamo che gli italiani trovino il tempo per leggere. Ne vale la pena. La vita è più ricca se si legge. E, secondo una ricerca recente, si diventa anche più ricchi, in termini di soldi. Forse con questa motivazione qualcuno sarà incentivato a farlo.

L'indagine Share - Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe - ha analizzato il comportamento di oltre 25mila europei nati tra il 1920 e il 1956. Secondo due docenti di economia dell'Università di Padova. Gugliemo Weber e Giorgio Brunello - crescere in casa con almeno una scaffale di libri è una specie di assicurazione sui guadagni futuri.

Weber e Brunello si sono concentrati sugli alunni che avrebbero lasciato la scuola a 11 anni e invece hanno continuato gli studi per effetto dell'innalzamento dell'obbligo scolastico (riforma della scuola media con obbligo di studio fino a 14 anni è del 1963).


Illustrazione di Guido Scarabottolo
Secondo lo studio, ciascun anno di istruzione scolastica in più ha avuto come effetto un miglioramento nel reddito del 5 per cento per chi aveva meno di dieci libri (extrascolastici) a casa quando era scolaro, e un significativo miglioramento del reddito (21%) di chi aveva più di dieci libri in casa.

Si legge per diventare migliori. Mi rifaccio a Marguerite Yourcenar: "Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire".

Se aiuta anche a livello economico, meglio.
da PensieriParole

lunedì 11 luglio 2016

Brexit, caso clamoroso di suicidio collettivo

Mentre ero in fila a Wimbledon, fin dalla mattina presto, per cercare di entrare sul mitico Campo Centrale, mi guardavo intorno per capire se gli inglesi intorno a me fossero consapevoli delle conseguenze del voto per l'uscita dall'Unione Europea.
Credo sia stata una scelta nefasta, per loro stessi in primis, e poco consapevole. Secondo google, il giorno dopo il referendum, venerdì 24, la seconda domanda più chiesta sulla rete era "Cos'è l'Unione Europea?". Come dire, dopo aver votato, gli inglesi si informano sulle funzioni, il ruolo, i compiti dell'Unione Europea.

A Londra il mercato immobiliare è fermo da mesi e ora gli affitti stanno scendendo a rotta di collo. Tutti vogliono rinegoziare i canoni. E nel frattempo i fondi immobiliari - che hanno dato senza senso la possibilità agli investitori di uscire prima di 5 anni - hanno sospeso i rimborsi. Come scrive il corrispondente del Corriere della Sera Fabio Cavalera "Se si congelano i flussi di capitali stranieri e i prezzi calano, se il valore delle case acquisite dalle famiglie col mutuo va in caduta, allora cosa può accadere? (...) A Londra anche i più accaniti europeisti non sorridono più".

Si è parlato poco sui giornali sulle conseguenze per le università inglesi. Con l'uscita del Regno Unito dalla UE, i fondi europei alla ricerca svaliscono. Le università uk potrebbero perdere 790 milioni di sterline che ogni anno ricevono come grants dalla UE per la ricerca. I professori a Oxford e Cambridge sono decisamente preoccupati.

Il commentatore di punta del Financial Times Martin Wolf scrive che è solo l'inizio del declino per il Regno Unito: "This referendum is not the end of the discontent, but the beginning of what is likely to be still greater and more pervasive discontent. (...) Se il Regno Unito è determinato a introdurre alcuni controlli sugli immigrati (di altri Paesi dentro la UE), come molti Leavers desiderano, gli altri Paesi della UE non permetteranno l'accesso completo al mercato unico".

Andy Murray, Wimbledon champion 2016
Andy Murray, dopo aver battuto in finale il montenegrino (naturalizzato canadese) Raonic, ha detto a David Cameron, primo ministro inglese dimissionario dopo la Brexit:"Meglio fare il tennista che il politico, di questi tempi". Murray, da scozzese, ha votato sì, ed è troppo educato per dire a Cameron che indire il referendum per risolvere una lite interna al partito Conservatore è stata una scelta disastrosa. Meno male che i saggi costituenti italiani hanno scritto a chiare lettere che i trattati internazionali firmati dall'Italia non sono soggetti a referendum. Il popolo su questioni complesse deve delegare la scelta a chi governa. Cosa avrebbe votato il popolo Americano nel 1943 se Franklin Delano Roosevelt avesse chiesto ai cittadini se volevano mandare i loro figli a morire sulle coste francesi della Normandia per liberare l'Europa da Hitler?