lunedì 19 settembre 2016

Ciao Carlo Azeglio

Ciao Carlo Azeglio.

Quante volte abbiamo parlato di te su questo blog! Dallo spread alla zoppia a come passare un esame. Sempre con il rispetto e grande gratitudine, per averci salvato in constesti terribili. E con quale calma affrontavi problemi complessi. Beniamino Andreatta, quando era agitato, diceva: "Vado da Ciampi, così mi calmo un po'". 
 
Di fronte a Carlo Azeglio Ciampi, una carriera in Banca d'Italia,  presidente del consiglio del governo d'emergenza del 1993 - travolti da Tangentopoli, svalutazione della lira e uscita dallo SME - ministro del Tesoro del governo Prodi che ci portò nell'Euro (meno male, altrimenti saremmo del caos più assoluto), il cordoglio è stato unanime.

Gli unici a criticarlo e addirittura ad accusarlo di tradimento sono stati i leghisti, persone miserabili Intendono in questo modo conquistare le prima pagine dei giornali o proporsi così come forza alternativa di governo?

Per Salvini & C. valgono le parole di Michele Serra scritte per L'amaca di Repubblica: Oltre a "ricevere regolare stipendio dall'odiato Stato italiano...in altri Paesi, anche democratici, sarebbe bastato molto meno per fare dichiarazioni ai giornalisti avendo ai lati due gendarme. Peccato che la pazienza e la liberalità delle istituzioni repubblicane non siano state risarcite dal rispetto nei confronti di chi le serviva proprio in anni in cui la Lega cercava di demolirle".

 
Franca e Carlo Azeglio Ciampi
Dobbiamo ringraziare la moglie di Ciampi, Franca Pilla, per aver convinto Carlo a partecipare al concorso in Banca d'Italia, che ovviamente vinse appena finita la Guerra (1946). Infatti, se non lo sapesse,  Ciampi a quel tempo insegnava italiano e latino al liceo Niccolini di Livorno. Era un ottimo insegnante. La passione per i giovani non è gli mai mancata.

Milena Piperno, futura moglie di Umberto Colombo - scienziato di vaglia, già presidente dell’ENEL e dell’ENEA, ministro dell’Università nel governo Ciampi - fu allieva di Ciampi e si ricorda la qualità del professore mancato: “Ciampi non ci metteva mai soggezione, non alzava mai la voce. Era bello ascoltare le sue lezioni della Divina Commedia. Ma di quell’anno scolastico mi è rimasto impresso il suo parlarci in libertà, di quanto sangue fosse costata la guerra, a tutti i popoli, non solo al nostro che stava uscendo dalla guerra”.
Per chi non lo sapesse, Ciampi non si è laureato in economia, ma in lettere - filologia classica con una tesi su Favorino D'Arelate (retore neosofista del II secolo) - e in giurisprudenza, con una tesi sulla libertà delle minoranze religiosa (pubblicata dal Mulino, su suggerimento del prof. Francesco Margiotta Broglio). In una sua visita all'amata Normale di Pisa - dove studiava "in modo forsennato" - una studentessa gli chiese come si fa a passare dalla filologia classica all'economia. Ciampi rispose con tono affabile (ricorda Salvatore Settis): "E' la stessa cosa. Studiando filologia classica in Normale ho imparato una disciplina intellettuale, il rispetto dei documenti e la ricerca della verità: principi che mi hanno accompaganto alla Banca d'Italia, a Palazzo Chigi, al Quirinale".
 
Ciampi tornava sempre sui classici. Uno dei suoi autori preferiti era Giacomo Leopardi. Il dialogo tra un passeggere e un venditore di almanacchi era spesso citato:
 
Quella vita ch’è una cosa bella,
non è la vita che si conosce,
ma quella che non si conosce;
non la vita passata, ma la futura.

 
Intervistata ieri da Marzio Breda, Franca dice: "Negli ultimi anni Carlo era preoccupato per il futuro dei bisnipoti". Vedere i giovani migliori dover scappare all'estero per avete le giuste opportunità lavorative lo intristiva non poco.

A furia di rimandare di continuo le riforme che la Banca d'Italia nelle Considerazioni finali invitava a portare a termine, siamo giunti allo stallo e alla palude. "Il tempo si è fatto breve", per usare le parole di Ciampi. L'invocazione cara a Donato Menichella 'Sta in noi' non è valsa poiché il "noi" politico è stato infinitamente di bassa qualità. Anni perduti. 

Tra i necrologi per Ciampi mi hanno colpito quello di Roberto Benigni e Nicoletta Brashi che hanno definito Ciampi uomo meraviglioso e quello di Fabrizio Barca, uno dei tanti Ciampi Boys cresciuti alla scuola di Banca d'Italia, "cittadella della competenza" secondo la magistrale definizione di Alfredo Gigliobianco: "Ciampi ci ha insegnato ad ascoltare, dirigere, decidere". Barca si rifà all'atto volitivo, caro a Ciampi. Dopo aver valutato attentamente tutte le alternative, bisogna decidere, cosa che in Italia non si fa. Noi siamo bravissimi a rimandare. A babbo morto (qui un mio approfondimento per il blog de Il Sole 24 Ore). 

Chiudo con un ricordo personale. Nel giugno scorso sono passato a Palazzo Giustiniani - sede degli uffici dei senatori a vita - e ho lasciato in dono al presidente Ciampi il mio volume di Paolo Baffi "Servitore dell'interesse pubblico". Con mia grande sorpresa, pochi giorni dopo Ciampi mi ha fatto recapitare un telegramma. Chi manda più telegrammi, ai tempi della mail e dei social? CA Ciampi.
 
Nel telegramma Ciampi scrive: "Gentile dottor Piccone, un sentito ringraziamento per l'invio del volume da lei curato e per le cortesi espressioni con cui ha volute accompaganarlo. In procinto di lasciare Roma per la consueta pausa estiva, porter con me il libro, al quale dedicherò una meditate lettura, con la mente, e soprattutto, con il cuore. Ancora grazie, e un particolare apprezzamento per questo suo lavoro "baffiano".
Molti cordiali saluti
Carlo Azeglio Ciampi

Ti sia lieve la terra, caro Carlo Azeglio. 

3 commenti:

  1. Che io ricordi Ciampi non fu mai nemmeno accostato a uno scandalo, un sospetto (intendo vero, le demenziali accuse di alcuni "politici" si commentavano da sole): un uomo, oltre che di competenza e carisma eccezionali, con un forte e vero senso morale. E sono doti che, tutte insieme, è davvero raro siano possedute. Alessandro Carretta

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  2. Ricevo e pubblico:

    Ciao Beniamino,
    bello questo ricordo di Ciampi!
    Consentimi solo di metterti in guardia da una certa inclinazione a creare dei miti.
    Anche Ciampi aveva i suoi difetti, le sue paure e ha fatto i suoi errori, anche gravi. Uno è stato quello di bruciare le riserve valutarie in una difesa disperata della lira, errore che lo ha fatto molto soffrire prima di essere chiamato al governo. E in questa chiamata, a responsabilità di governo prima e alla Presidenza della Repubblica poi, ha giocato anche, come normalmente accade nelle storie di successo, il "fattore fortuna".
    Un caro saluto.
    Vittorio

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  3. Ricevo e pubblico:

    Grazie per questo bellissimo ricordo dell’amato Presidente.
    Carlo Azeglio Ciampi, dovremmo alzarci tutti in piedi ogni volta che viene ricordato il suo nome.
    … Un pizzico di sana invidia per quel piccolo tesoro del telegramma di ringraziamenti

    Un saluto
    Andrea

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