domenica 9 aprile 2017

Cronaca di un pomeriggio surreale all'Ufficio Anagrafe di Milano: produttività ai minimi storici

Venerdì scorso Repubblica Milano titolava in prima pagina "Anagrafe, code record per avere un certificato più di due ore di attesa". Sono rimasto colpito perché due giorni prima con mio figlio Francesco sono stato all'ufficio anagrafe di via Paravia per procedere all'agognato rilascio della carta di identità.
La carta di identità ormai è solo elettronica per cui occorre prenotarsi al numero 020202, ottenere un appuntamento in là nel tempo (circa 26 giorni) all'ufficio centrale di via Larga oppure in un altro ufficio decentrato (40 gg).
Intanto il numero 020202, una volta presa la linea dopo molta attesa, non comunica esattamente quali documenti bisogna portare con sé. Appena entrato in via Paravia poco prima delle 15, come da appuntamento, le impiegate dell'ufficio mi comunicano che senza un documento di identità di mio figlio non possono procedere per la carta di identità, cosa che non mi è stata detta al telefono. Gli stessi impiegati lamentano il fatto che il cittadino arriva con informazioni sbagliate per colpa del personale addetto allo 020202.
Meno male che in passato abbiamo chiesto il rilascio del passaporto. E chi non ce l'ha? Boh. Per cui risalgo in scooter, vado a casa, lasciando mio figlio con un libro in mano in sala d'attesa.
Francesco mi aveva appena chiesto: "Quanto ci mettiamo?". E io: "In qualsiasi ufficio pubblico sai quando entri ma non sai quando esci e con che cosa". Quindi regola aurea impone di portarsi un libro voluminoso, tipo "I fratelli Karamazov".
Ritorno con il passaporto in mano e sento che la via per avere la carta di identità sarà ancora lunga e tortuosa. Le impiegate mi fanno accomodare. Io e mio figlio siamo gli unici prenotati. Siamo assistiti da una impiegata, dalla responsabile della sede decentrata e da colei che coordina lo smistamento e l'accoglienza dei cittadini. Tre persone per una carta d'identità.
Avevo chiesto allo 020202 se la delega di mia moglie (al lavoro) poteva essere valida. Mi hanno risposto di sì ma in via Paravia dicono che ci vorrebbe un testimone. Dopo una mia replica (accesa), la situazione peggiora: mi dicono che la foto sul passaporto di Francesco (12 anni) non è recente per cui non si può avere la carta di identità. Andiamo bene. Interviene la responsabile che ritiene valida la foto (concessione al suddito) perché somigliante rispetto ad oggi. Francesco fa notare la presenza di tre nei sia sulla foto del passaporto, sia sul suo viso. Io rido ma mi contengo. Il funzionario pubblico di solito è privo di ironia. Forse, comunque, ce la possiamo fare. 
L'impiegata procede quindi e completa al computer i dati necessari previsti dalla procedura. Raccoglie la firma di Francesco nonché le impronte digitali delle dita di entrambe le mani.
Siamo sempre soli nell'ufficio. Evidentemente gli appuntamenti vengono fissati lasciando eccessivi margini tra un appuntamento e un altro. Il cittadino ha l'impressione di avere a che fare con organizzazioni pubbliche dalla produttività scarsa. Non ci vuole Paul Krugman o Martin Wolf del Financial Times per capire che nella Pubblica Amministrazione si vive sulla luna.
Si esce dall'ufficio pubblico con un documento in mano? No. Bisogna attendere di essere chiamati per il ritiro. All'ufficio Anagrafe sconsigliano di chiederne la spedizione al proprio domicilio perché ci sono parecchi errori nelle consegne. Per cui dovrò tornare un giorno, senza delega pare, per ritirare la CI di mio figlio. Il tempo, per la PA, non conta.

Sono rimasto quindi basito quando ho letto che il Comune di Milano intende dare il via libera a 35 assunzioni a tempo determinato per tamponare l'emergenza. Cosa andrebbe fatto invece? Un maggior coordinamento tra il numero 020202 e gli uffici decentrati, dove dovrebbe essere rinviato il cittadino (visto che in via Larga vanno tutti per abitudine) provvisto delle informazioni corrette, per evitare tempi morti, proteste e appuntamenti mancati per dcumentazione insufficiente.
La digitalizzazione deve andare avanti spedita. L'Assessore Roberta Cocco (colei che ha fatto di tutto per non pubblicare i suoi redditi online come prescrive la normativa) proviene da Microsoft e dovrebbe sapere come fare. Il cittadino deve sforzarsi di chiedere i certificati online (incentiviamolo facilitando la cosa), ma senza una sana organizzazione i colli di bottiglia saranno la normalità. La produttività degli uffici deve salire. E siamo a Milano. Non a Caltanissetta.

5 commenti:

  1. Ma Caro Beniamino
    hai mai frequentato la Motorizzazione Civile? La lista dei documenti da portare e dei moduli da riempire è tale che quando ti presenti allo sportello l'addetto scrutando le carte che hai accumulato ti elenca quello che sicuramente manca e ti invita ad andare via velocemente chè altrimenti si blocca la coda. Quale coda? le attese sono governate come dal salumiere con il numerino, anzi attraverso diversi codici alfa numerici e sicuramente tu sei li per quella cosa che non è elencata sotto nessuno dei ticket indicati. Quindi o li prendi tutti o speri in una botta di culo/intuito. Comunque tra i documenti ci sono i moduli che casualmente non sono disponibili per ritardi dello stampatore, ma sei invitato a scaricarli dal sito internet. Infine ti mancherà sicuramente la fotocopia di un documento ma non ti devi preoccupare la puoi fare al Bar di fronte. Sono uscito a cercare il bar ma c'era il deserto, poi ho capito che si riferiva al bar interno dentro gli uffici della motorizzazione: hanno sviluppato un nuovo business model il Bar fa più fotocopie che caffè.
    Io comunque me la sono cavato bene per affinità di origine geografica con il simpatico addetto.
    Tu sei troppo austro-ungarico ogni tanto datti un tono e anche un accento, funziona sempre.
    Luigi

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  2. Ricevo e pubblico:

    A Caltanissetta ci avrebbero messo prima.
    Simone

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  3. Ricevo e pubblico:

    Caro Ben,

    "Res pubblica res nullius". La cosa  pubblica non è di nessuno. Chi dovrebbe controllare non controlla, un'incombenza in meno. I sottoposti potrebbero avere aderenze o conoscenze politiche e, allora, perché i capi dovrebbero rischiare? E chi è al vertice sa che gli impiegati sono anche elettori. La regola aurea impone di non perdere voti, né per sé né per il proprio partito. E il classico cane che si morde la coda. Per cui, essere a Milano, a Caltanissetta, come tu scrivi, oppure a Trapani, le logiche sono le medesime. Credo facciano eccezione gli altoatesini ma solo perché sono di mentalità germanica e non italiana (o italiota).

    Qui l'analisi dovrebbe divenire più ampia ma varie ragioni impongono che non se ne possa dire su un blog.

    Un abbraccio.

    Il punzecchiatore.

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  4. Ricevo e pubblico:

    Caro Beniamino: bella la tua storia, con tuo figlio che va a prendere il suo primo documento ma non può ritirarlo perché non ha un documento...

    Ho scritto qui sotto una mia analoga esperienza: vale la pena che la metta nel tuo blog

    La mia esperienza è stata - se possibile - ancor più surreale.
       In dicembre, avendo cambiato residenza ho deciso anch'io di richiedere la carta d'identità elettronica
       L'appuntamento per fare la fotografia è stato per circa un mese dopo.
       Quando sono arrivato la cortese addetta mi ha chiesto:
       - Ha portato le fotografie?
       - Mannò: ho appuntamento con lei proprio per fare la fotografia...
       - Sì, ma noi non fotografiamo lei, fotografiamo la fotografia: se vuole può andare in Galleria del Sagrato a farla
       Per fortuna non ho perso il posto nella fila, ho fatto la foto con modica spesa e ho consegnato il tutto perché fosse mandato a Roma: soltanto lì si fanno le carte d'identità elettroniche
       Avrei dovuto insospettirmi: sai mai che Virginia Raggi abbia installato l'impianto che le fa sul tetto del Campidoglio?
       Di fatto, quando sono stato convocato in Comune a Milano per la consegna, l'addetta mi ha subito fatto notare un problema sorto a Roma: ho sempre avuto soltanto un nome e un cognome. Poi i burocrati, sulla base dell'incrocio dei dati con l'anagrafe di Trieste, mia città natale, hanno incominciato ad aggiungere altri nomi di battesimo. Ora sono: "Lorenzo Federico Giovanni Enriques" per un totale di 25 caratteri. Purtroppo le carte d'identità elettroniche contemplano un massimo di 23 caratteri e perciò l'hanno emessa a Enriques Lorenzo Federico Giovan": la diversità del terzo nome avrebbe messo a rischio qualunque rapporto con notai e pubbliche amministrazioni
       Da tempo ho imparato che è inutile discutere con i burocrati: bisogna invece omaggiare il loro potere, che allora cambiano cappello e passano dalla tua parte:
       - Grazie, meno male che lei se ne è accorta! Come siete solerti e attenti! Cosa mi consiglia?
       Allora ha subito chiamato la sua capa, la quale - cortese e con piglio manageriale - mi ha portato a un altro sportello dove seduta stante mi hanno fatto una nuova Carta d'identità: non elettronica, tradizionale. Mi hanno anche reso circa 15 euro, che quella elettronica -  anche se inutilizzabile - costa di più
       Tuo
       Lorenzo Federico "Giovan" Enriques
       

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  5. Bella descrizione e molto utile anche per capire le differenze tra città e città. Ho avuto lo stesso problema a Vicenza con mio figlio ora quindicenne. A fine agosto 2014 sono andato nella sede comunale, ho portato le foto e nel giro di qualche ora avevamo in mano la carta d'identità.
    Ciò vuol dire che ottenere il documento è possibile. Se in qualche comune (magari la maggioranza dei comuni italiani) la cosa non funziona, significa che qualcuno in quell'ufficio non sa fare il suo mestiere.
    Diversa è la situazione per quanto riguarda il rilascio del passaporto. Pare che ci vogliano mesi e questo è un grave danno soprattutto per chi ne ha bisogno per ragioni di lavoro.
    Ubaldo

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